Storie di un consulente ereditario

Consulente-Ereditario

Storie di un consulente ereditario

Si presenta all’appuntamento presso il nostro Studio una Signora, distinta ma triste in volto, segnata da quell’espressione a cui sono purtroppo ormai abituato. Mi porge il testamento olografo del marito, un foglio di quaderno scritto per poche righe.

Il documento recita testualmente: “lascio la casa di proprietà a mia moglie affinché possa utilizzarla in favore di nostro figlio Marco”. Inizia a raccontarmi la propria storia famigliare, del figlio affetto da una malattia rara che ha costretto i genitori ad affidarlo ad una struttura specializzata. Gli hanno dedicato un’intera vita. Tutto quello che avevano lo hanno speso per Marco; la pensione di entrambi è servita per integrare il trattamento di invalidità che percepiva il figlio e le spese sanitarie, che si dimostravano sempre più alte. Il loro unico bene è l’immobile. Mi chiede che cosa deve fare. La Signora è l’amministratrice di sostegno di Marco.

Purtroppo – a livello giuridico – il testamento pone in essere una lesione di legittima nei confronti del figlio.

Le spiego che il testamento dovrà essere pubblicato dal collega notaio, e che si potrebbe facilmente rimediare al problema riconoscendo a Marco la propria quota, sempre in sede di atto. La sua posizione di Amministratore la pone nell’obbligo di tutelare gli interessi di Marco. La signora mi chiede con voce quasi strozzata: “Mio marito voleva che l’immobile fosse utilizzato per Marco; se gli cedo una quota non sarebbe in grado di amministrarlo…” Io rispondo che quanto indicato nel testamento era una raccomandazione, nulla più. In cuor mio potevo intuire il dramma che si stava consumando dentro la cliente. La fiducia – quella raccomandazione a cui la madre sicuramente avrebbe ottemperato – resta fuori dall’ambito testamentario; non è contemplata dalla legge: il nostro diritto civile non prevede strumenti che legittimino le obbligazioni fiduciarie; non siamo nell’ambito del common law.

Potrei procedere così, pubblicando il testamento e procedendo con l’accettazione con beneficio di inventario per Marco, l’istanza al giudice tutelare e la dichiarazione di successione. Potrei. Ma sarei uno stolto a non valorizzare in qualche modo la volontà da parte del padre di tutelare il figlio ponendo la mamma come soggetto titolare di quella fiducia che ha rivestito durante tutto l’arco della loro vita coniugale. E allora lo scenario cambia. Dobbiamo però costruire uno strumento che possa garantire la massima tutela sia per il figlio che per la madre, nei confronti anche del Giudice Tutelare, affinché possa apprezzarne il fine meritevole. Dovrà essere uno strumento che permetta di evitare l’attribuzione a Marco della quota di legittima, di gestire il patrimonio da parte della mamma e che tale operazione sia valida in termini giuridici relativamente all’amministrazione di sostegno. Propendo quindi per il contratto di Affidamento Fiduciario, spiegando alla signora i riflessi operativi e noto come la sua espressione contrita si stia trasformando poco a poco in stupore, apprendendo come quello che istintivamente si sarebbe voluto porre in essere, la legge lo consente.

Il contratto di affidamento fiduciario, sinora normato da prassi, ha conosciuto legittimità con la legge 112 del 2016, detta anche legge del “Dopo di Noi”. La bellezza di questo contratto sta proprio nel riuscire a dare struttura e voce al diritto naturale, a quanto la nostra coscienza ci impone di operare. Decidiamo di procedere. Dobbiamo però definire preliminarmente il problema della lesione di legittima, che comunque si pone.

La Signora è in conflitto di interessi, essendo sia chiamata all’eredità, sia amministratrice di sostegno. Scelgo di nominare un curatore speciale che si sostituisca alla mamma nella tutela degli interessi di Marco valutando il contratto di affidamento fiduciario come coronamento della volontà testamentaria del padre e l’obbligazione come migliorativa rispetto ad una quota immobiliare che difficilmente Marco riuscirebbe a sfruttare. Il curatore si rivolgerà a sua volta al Giudice Tutelare per ottenere l’autorizzazione a procedere con la stipula di tale contratto con obbligata la mamma, rinunziando all’azione di riduzione.

In tale attività di esplica l’utilità di un consulente ad hoc; di un professionista che quotidianamente si incontra con persone necessitanti di assistenza come quella descritta. Spesso si leggono i soliti commenti para-giurisprudenziali scritti da “formatori” che poco hanno a che spartire con la realtà pratica. Grandi oratori ma piccoli consulenti. Come sempre invito il lettore a riflettere su “Cosa succederebbe se…”; invito a pianificare, per evitare di ritrovarsi un giorno con problemi che si sarebbero potuti evitare con qualche piccolo accorgimento.

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